Fuoriclasse: l’effetto Matteo

I fuoriclasse sono quelle persone che hanno raggiunto l’apice del successo grazie al proprio talento straordinario, fuori dal comune, ma Malcom Gladwell, giornalista scientifico del Washington Post, non pensa che talento e determinazione siano gli unici elementi che concorrono alla scalata verso il successo bensì che ce ne siano altri supplementari da non sottovalutare e che devono essere posti sotto l’attenzione della società in modo da fornire a tutti, in futuro, opportunità di crescita e realizzazione personale. Per poter capire al meglio la base di queste considerazioni vi riportiamo l’analisi effettuata da Gladwell su una squadra canadese di hockey partendo dall’esame dell’organico dei Medicine Hat Tigers (2007) :

Gladwell ci fa notare che dei venticinque giocatori che compongono la squadra, sedici sono nati in gennaio, febbraio, marzo o aprile. La spiegazione che ci offre è abbastanza semplice:

Nell’hockey canadese il limite minimo per rientrare in una classe di età è il 1° gennaio. Un ragazzo che compie dieci anni il 2 gennaio potrebbe giocare fianco a fianco con quello che li compie alla fine dell’anno, e a quell’età, la preadolescenza, uno scarto di dodici mesi rappresenta una differenza enorme di maturità fisica. Trattandosi del Canada, una nazione che impazzisce per l’hockey più di qualsiasi altra della Terra, gli allenatori cominciano a selezionare i giocatori per le rappresentative provinciali – quelle composte da soli campioni- quando essi hanno nove o dieci anni, ed è ovvio che considerino più dotati i giocatori più robusti e coordinati, quelli che godono del vantaggio di diversi mesi di maturità in più. Che cosa accade quando un giocatore viene prescelto per una rappresentativa provinciale? Usufruisce di un allenatore migliore, i suoi compagni sono più bravi e gioca cinquanta o settantacinque partite a stagione, contro le venti di quelli che sono rimasti a disputarsi i campionati locali, si allena il doppio anche il triplo, rispetto a loro. Al principio si può dire che il suo vantaggio consista non nell’essere più bravo, bensì soltanto un po’ più grande. ( M. Gladwell, Fuoriclasse- storia naturale del successo, trad. di Elisabetta Valdrè, Mondadori, Milano 2009)

Ed è qui che entra in ballo il fenomeno che il sociologo Robert Merton definì «effetto Matteo», da un versetto del Vangelo di Matteo: “ Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà dato nell’abbondanza, ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”. Ciò significa che le persone di successo, in questo senso, sono quelle a cui vengono offerte le occasioni che le porteranno ad avere ancora più successo. Nel caso dell’hockey saranno i bambini di nove, dieci anni fisicamente più maturi che vengono allenati e si esercitano più degli altri e che godranno di quello che in sociologia viene chiamato vantaggio cumulativo, ovvero quel pizzico di superiorità in più che farà scaturire progressivamente diverse situazioni che porteranno il giocatore di hockey a diventare un fuoriclasse pur iniziando con l’essere solamente, come dice Gladwell “un tantino più bravo degli altri”.

Il calcio in Europa adotta lo stesso sistema, infatti se andiamo a vedere i giocatori della corrente Nazionale italiana Under-21 su 24 giocatori 14 sono nati tra Gennaio e Aprile, 5 tra Maggio e Luglio, 2 ad Agosto, 1 a Settembre e soltanto 2 a Dicembre. Ovviamente con tale discorso non si vuole scoraggiare un qualsiasi aspirante calciatore nato tra Agosto e Dicembre, poiché come sappiamo il presupposto per il raggiungimento del successo è sempre in primis la passione seguita dalla determinazione, dalla costanza e tanto lavoro.

In generale è interessante valutare tutti quei fattori che concorrono all’ascesa di un talento nello sport come in qualsiasi altro ambito, quelle opportunità fortuite che capitano solo ad alcuni tralasciando altri, d’altronde come scrisse Seneca Audaces fortuna iuvat – la fortuna aiuta gli audaci- ma forse anche un po’ i talentuosi.

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Veronica Rossi

Sociologa, interessata all'interdipendenza che c'è tra l'individuo e la società in tutti i suoi aspetti. Lo sport rappresenta uno di questi, poiché è come una comunità dove l'anello di unione tra chi lo pratica, chi lo segue e chi ci lavora è uno: la passione.

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