Jobs Act e problematiche per il settore dello sport: intervista all’ Avv. Guido Martinelli

Il testo di legge, come sostiene l’Avv. Martinelli, non favorisce le associazioni che lavorano nel settore sportivo. E’ stata persa l’occasione, da parte del legislatore, di porre fine alla diatriba sull’assoggettamento o meno alla contribuzione previdenziale dei compensi erogati per prestazioni sportive dilettantistiche.

Da una parte, il Legislatore ha collocato sotto il profilo fiscale i compensi per attività sportive dilettantistiche tra i redditi diversi (art. 67, primo comma, lett. m. Tuir), dall’altra ha ricompreso sotto il profilo previdenziale, i compensi corrisposti agli istruttori sportivi tra quelli soggetti a contribuzione “spettacolo” dando vita ad una duplice interpretazione che crea non pochi problemi dal punto di vista applicativo.

Il primo filone interpretativo ritiene che una prestazione lavorativa, in quanto tale, debba necessariamente comportare una tutela previdenziale e assicurativa (e conseguente contribuzione da versare), in virtù di quanto disposto dall’art. 38 della Costituzione. Tale tesi sarebbe suffragata da diverse sentenze di legittimità tra le quali Cass. Sez. Lavoro n. 21245/2014, nonché Cass. Sez. terza n. 31840/2014.

A tal proposito, la suprema Corte di Cassazione (Cass. Sez. Lavoro n. 21245/2014cit) sostiene che nel caso in cui si prenda in considerazione, ad esempio, la figura dell’istruttore di nuoto, l’attività dallo stesso espletata in corsi di nuoto svolgentisi in piscine, rientra comunque in quella svolta dagli addetti agli impianti sportivi di cui al D.Lgs. cps 16 luglio 1947 n. 708 art. 3 co. 1 n. 21, come sostituito dal d.p.r. 22 luglio 1986 n. 10, “indipendentemente dal regime autonomo o subordinato di espletamento della loro prestazione lavorativa con conseguente debenza all’INPS dei contributi SSN, di malattia e gescal”. Pertanto, tali attività lavorative sarebbero indubbiamente assoggettate a contribuzione.

Il secondo orientamento tiene conto del fatto che per la specificità dell’attività svolta nel settore sportivo, il Legislatore abbia previsto la creazione di una nuova area lavorativa non soggetta a contribuzione previdenziale. A sostegno di tale ipotesi si citano la Circolare del Ministero del lavoro 21.02.2014; le sentenze di merito della C.d.A. Milano Sez. lav. n. 1172/2014 e C.d.A. Firenze n. 683/2014.

Le ragioni sottese a tale interpretazione fanno riferimento, in questo caso (C.d.A. Firenze n. 683/2014), ad esigenze concrete volte a realizzare un regime di favore a vantaggio delle associazioni sportive dilettantistiche esentandole dal pagamento dell’imposta (e della contribuzione) in riferimento a quanto queste corrispondano in forme di rimborsi forfettari o di compensi non solo agli atleti ma anche a tutti coloro che collaborino con mansioni tecniche o anche gestionali, al funzionamento della struttura riconosciuta dal CONI. In questo senso occorrerebbe, però, anche la predisposizione di incentivi allo scopo di favorire lo sviluppo di questo tipo di attività alleggerendone i costi di gestione, sul presupposto della oggettiva valenza della funzione salutista.

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Simona Placiduccio

Laureata presso l'Università degli Studi di Teramo con una tesi in diritto processuale civile sul "regolamento di giurisdizione". Dottore di ricerca presso la medesima Università nel corso di "Critica storica, giuridica ed economica dello sport". Ha accumulato esperienza sia lavorativa che accademica nell'ambito dell sport. Consulente legale di federazioni, società sportive, enti di promozione sportiva ed associazioni.

Formazione, Interviste, Normative

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